Il caso del Centro Culturale Alhuda di Roma (Centocelle)
La libertà è il fondamento della dignità umana. Tra i suoi pilastri più alti vi è la libertà di coscienza e di culto. Su questo principio, la Costituzione Italiana rappresenta un faro nel panorama mondiale, ponendo le basi per una società coesa e civile. L’articolo 19 sancisce che “tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma”. Un diritto universale, una conquista inalienabile.
Eppure, a settant’anni dall’entrata in vigore della Carta, lo scarto tra il dettato costituzionale e la pratica quotidiana rimane drammaticamente ampio. Un diritto sancito resta, di fatto, inapplicato, ostaggio delle sensibilità e degli orientamenti politici del momento. È il caso della comunità musulmana in Italia.
Nonostante rappresenti la seconda religione del Paese, e nonostante la prima richiesta ufficiale di intesa con lo Stato risalga a oltre trent’anni fa, ai musulmani viene sistematicamente negato il pieno riconoscimento giuridico. Una mancanza che si traduce in ostacoli concreti, in particolare sul fronte del diritto ad avere luoghi di culto adeguati. In troppe occasioni, questo diritto fondamentale viene negato, ostacolato, soffocato da una burocrazia miope o da scelte politiche discriminatorie.
Il Caso del Centro Culturale Al Huda: Una Storia di Ostacoli e Pregiudizi
È in questo clima che si inserisce la vicenda dell’Associazione Culturale Islamica in Italia (Moschea di Centocelle) e del suo progetto per un nuovo centro culturale polifunzionale. Un progetto nato per offrire un servizio alla collettività, con uno sguardo particolare ai cittadini musulmani, ma che si è trasformato in un calvario giudiziario e mediatico.
Tutto inizia con l’acquisto di un ex negozio di arredamento, di proprietà della famiglia Gaggioli. L’associazione avvia i lavori di ristrutturazione per realizzare il “Centro Culturale Al Huda”, seguendo scrupolosamente tutte le procedure: progetti presentati all’amministrazione competente, pratiche amministrative in regola, nessuna obiezione iniziale. Dopo anni, con la pratica di cambio di destinazione d’uso regolarmente registrata, sembrava tutto fatto.

La Politica della Paura e l’Accanimento contro il Progetto
Ma quando il progetto si avvia alla realizzazione, qualcosa si inceppa. Entrano in gioco forze politiche note per la loro ostilità preconcetta verso i musulmani, che hanno fatto della lotta all’Islam e ai suoi luoghi di culto un cavallo di battaglia elettorale. Attraverso i loro rappresentanti nei consigli municipali e comunali, iniziano pressioni sistematiche per bloccare l’iniziativa.
Sotto questa pressione, si fa un sopralluogo e si redige un rapporto che impone la sospensione immediata dei lavori. Le accuse sono pesanti: mancanza di autorizzazioni e presunte violazioni edilizie, tanto da spingere gli uffici a presentare un esposto alla procura.
Eppure, un esame attento del rapporto ne rivela l’infondatezza. L’associazione avvia un dialogo con i tecnici, dimostrando la propria correttezza e la volontà di far valere le proprie ragioni. La strategia del dialogo paga: si riesce a trovare un accordo, autorizzando la ripresa dei lavori su una parte del progetto. Ma per l’area destinata alla sala di preghiera, la situazione si aggrava: viene sequestrata in via cautelare e la pratica finisce in tribunale.
Dopo mesi, la parola passa al Giudice per le Indagini Preliminari, che archivia il caso. Il verdetto è chiaro: “non sussistono esigenze probatorie.” E quindi viene disposto il dissequestro definitivo. L’associazione è stata formalmente scagionata.
Oltre il Pregiudizio: Un Modello di Dialogo e Integrazione
Ma se la giustizia ha chiuso il caso, la macchina del fango non si è fermata. Per mesi, e ancora oggi, il centro è stato oggetto di una campagna mediatica senza precedenti. Programmi televisivi lo hanno dipinto come un pericolo per la società, bollando i suoi responsabili come estremisti, nemici dei valori della comunità.
Una narrazione falsa e strumentale, che smentisce anni di lavoro concreto. La nostra associazione e la nostra moschea sono da sempre luoghi aperti, laboratori di dialogo interculturale e interreligioso. Punti di riferimento per la costruzione di una società coesa, dove l’armonia e la convivenza fraterna si costruiscono giorno dopo giorno, attraverso iniziative condivise con le istituzioni e le diverse realtà del territorio.
La nostra storia è la prova vivente che lo scarto tra il principio costituzionale e la sua applicazione può essere colmato. Ma è anche il monito che la strada è ancora lunga e che la battaglia per la libertà di tutti è una battaglia che riguarda l’intera società civile.
Roma, 23/02/2026
Associazione Culturale Islamica in Italia
Moschea Al Huda di Roma (Centocelle)

