Bugie e cattiva coscienza. Un appello agli uomini e alle donne di pace del nostro paese!

Editoriale
Bugie e cattiva coscienza. Un appello agli uomini e alle donne di pace del nostro paese!

di Giovanni Sarubbi

Bugie e cattiva coscienza. Questo è il mix che governa oramai da tempo i mass-media italiani e di tutto il mondo occidentale.
Lo si è potuto toccare con mano nei giorni scorsi con la vicenda della famiglia rom di Roma bruciata nel suo camper. La prima cosa detta da tutti i mss-media in coro è che “non si è trattato di razzismo ma di un regolamento di conti interno ai rom stessi”. E nei giorni successivi la “notizia” è stata ripetuta più volte aggiungendo particolari criminali di cui nessuno ha potuto capire se si trattasse di fatti accertati o di ipotesi investigative. E con quanta soddisfazione i giornalisti, soprattutto televisivi, raccontavano varie ipotesi criminali, con le indagini tuttora in corso, tutte presentate come proprie del mondo rom. Come a dire: “Noi non siamo razzisti, vedete sono loro che vivono nella illegalità giungendo persino ad ammazzarsi”.
Ma anche sulla vicenda profughi-ONG sono continuate le bugie a gogò usando un meccanismo oramai collaudato, quello della invenzione di paroline o dell’uso distorto di parole esistenti. Una di queste parole è “buonismo”, che non esiste in alcun vocabolario. Si tratta di un termine che è un dispregiativo della parola “buono”, un modo di disprezzare ciò che è buono senza passare per cattivi.
Nel caso dei profughi-ONG si sono distorti i significati di due altre parole, una è quella di “scafisti”, un’altra è quella di “trafficante”.
La parola scafista viene usata come sinonimo di “schiavista”. I cosiddetti “scafisti” sarebbero gli schiavisti di ieri. Il riferimento è alle navi che nel 1600 e 1700 partivano dall’Africa cariche di schiavi rapiti alle loro terre per portarli a lavorare nei campi di cotone della nascente nazione USA.
Ma il termine “scafista” non significa affatto questo. Il suo significato è semplicemente quello di “Operaio addetto alla manutenzione e alla riparazione di un natante”, null’altro. È l’unico significato che troverete in qualsiasi vocabolario consultiate. Con la differenza che gli schiavisti del 1600-1700 usavano potenti navi e non certo le barchette che ci vengono mostrate tutti i giorni alla TV su cui la probabilità di trovare la morte essi stessi è elevatissima.
Così il termine trafficante, che significa propriamente “commerciante, mercante dedito per lo più ad attività illecite”, viene usato in congiunzione con l’espressione “di esseri umani”, per lasciare intendere che il flusso di persone che dall’Africa o dall’Asia si sta dirigendo verso l’Europa sia frutto di una attività illecita dei moderni schiavisti. “Scafisti” e “trafficanti di esseri umani” che, per un loro losco guadagno, attenterebbero alla nostra serenità e ai nostri interessi economici.
È la tesi che sostiene la Lega Nord ed il suo segretario e a cui i mass-media danno ampio spazio senza alcun contraddittorio e alcuna osservazione. È uns tesi politica, non la realtà dei fatti.
Tutto il ragionamento è così falso che solo chi non vuole vederlo non lo vede. Per il semplice motivo che la “merce” portata in Europa dai presunti “Scafisti” e “trafficanti di esseri umani” è una merce senza valore, che nessuno vuole a differenza della “merce” che gli schiavisti del 1600-1700, quelli si veri e realmente esistiti, portavano negli Stati Uniti dove trovavano migliaia di proprietari terrieri disposti a comprarli e ad adoperarli come schiavi nelle loro piantagioni.
Oggi le nazioni europee, Italia in primis, pur di non avere migranti/rifugiati/profughi fra i piedi sono disponibili a pagare centinaia di milioni di euro ai dittatori africani affinchè blocchino il transito di questi disperati verso l’Europa. È stato fatto dall’Italia con Geddafi ai tempi di Berlusconi, lo stanno facendo ora con la Turchia, lo sta ritentando l’Italia con i nuovi governanti libici. L’Europa non vuole assumersi alcuna responsabilità per quello che le guerre provocano ed in primo luogo delle tante persone che scappano da nazioni dove sono in corso conflitti finanziati con i soldi dell’occidente, anche con quelli dell’Italia.
E questo lo dice non un povero vecchio rimbecillito ma un vescovo della Chiesa Cattolica siriana, l’Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida della arcidiocesi siro-cattolica di Hassakè-Nisibi, che parlando della situazione della sua città afferma che :”Adesso tutti mandano le armi a quelli del PYD[1]: francesi, italiani, statunitensi…”.
Ma queste notizie, che i vescovi siriani ripetono da anni e che vengono riportate dall’agenzia vaticana FIDES (www.fides.org) e non dall’agenzia dell’ISIS, sono sistematicamente ignorate dai mass-media occidentali che preferiscono dare spazio alle farneticazioni di un Salvini che protegge non gli interessi della popolazione italiana ma quelli molto più lucrosi e consistenti delle industrie belliche italiane, che sono le uniche organizzazioni delinquenziali operanti a livello internazionale responsabili del flusso di profughi dai paesi in guerra. È la guerra che provoca profughi e per bloccare i flussi migratori basta fermare la guerra e la vendita delle armi. Non serve null’altro.
E mentre si discute su veri e propri fantasmi in merito al flusso di profughi dall’Africa o dal vicino oriente, e ci sarebbero addirittura inchieste sulle ONG che nel mar Mediterraneo salvano vite umane, nulla si sa di inchieste sui traffici di armi e su chi ci si arricchisce.
Se esistono in questa vicenda, che sta riempiendo letteralmente di cadaveri il mar Mediterraneo, trafficanti di esseri umani allora “anche gli elefanti volano”. Esistono mercanti di armi (che nessuno vede e di cui nessuno parla) ed il primo mercante di armi è proprio il governo italiano, non fosse altro per il fatto che le industrie belliche italiane sono tutte in mano pubblica (attraverso la ex Finmeccanica ora Leonardo) e sono dallo Stato lautamente finanziate, anzi sono le uniche ad essere lautamente finanziate visto che “il 73% dei fondi del Mise per lo sviluppo delle imprese finisce ai programmi di armamento della Difesa”[2] e che nel Libro Bianco della Difesa si definisce l’industria militare italiana ‘pilastro del Sistema paese’[3]. Vogliono fare della industria delle armi il pilastro fondante del nostro paese, altro che turismo, agricoltura, industria manifatturiera etc. etc. Bombe, aerei, missili, carri armati, proiettili, pistole e fucili, di questo dovremmo nutrirci nei prossimi anni. E quindi guerre su guerre. Come ai tempi di Hitler e Mussolini.
E allora riporto una frase da un post di una mia amica su facebook che dice così: “Avvertite Di Maio, Salvini, Meloni, Gasparri, il procuratore Zuccaro, che la strage dei migranti continua. Tre giorni fa ne sono morti 80, sempre al largo della Libia. Ieri altri 163. Avvertite la sinistra più realista del re che battersi contro queste morti non è buonismo, piuttosto la consapevolezza che la guerra, la rapina delle risorse, i governi fantoccio non sono solo un’appassionante geopolitica con le bandierine da spostare. L’Africa ricca di risorse, ma affamata dalle guerre e dalle rapine occidentali, è una mostruosa ingiustizia. Su queste morti, su questi dispersi, Di Maio, Salvini, Zuccaro, ecc. sanno dirci se c’è qualcuno che indaga?”.
E, aggiungo io, se non c’è nessuno che indaga è perché chi grida allo scandalo per il salvataggio di esseri umani è complice di coloro che stanno vendendo armi e sostenendo le guerre da cui tutti questi profughi scappano.
E infine voglio dire qualcosa sul tema dell’Islam che da oramai 16 anni è strettamente connesso con il tema della guerra perché così hanno deciso nelle stanze del Pentagono nel lontano 1993 quando partorirono l’idea del cosiddetto “scontro di civiltà”. Tutto ciò che viene rappresentato da 16 anni a questa parte, dall’11 settembre 2001, sui nostri mass-media in tema di islam e guerra lo trovate nel libro di Samuel P. Huntington, “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”. Li c’è il copione che i nostri mass-media mettono in scena e che solerti giornalisti, sociologi e professori in cerca di lucrosi finanziamenti per i loro centri di ricerca copiano e sviluppano ulteriormente.
In particolare tutto il dibattito sull’islam in corso nel nostro paese è palesemente condizionato da questa impostazione securitaria proprio mentre, due settimane fa in Egitto, sia Papa Francesco sia il grande Imam di al-Azhar Amad Al-Tayeb, hanno fatto dichiarazioni che mettono in evidenza come la violenza non è una prerogativa dell’islam. Il grande Imam di al-Azhar, in particolare, rafforzando molto quello che dice papa Francesco, ha dichiarato “che non vi sono giustificazioni logiche alla violenza, se non l’ideologia post moderna e il desiderio di alcune potenze di vendere armi”. L’accusa è precisa e congiunta: le guerre le vogliono i mercanti di armi e coloro che hanno interessi economici da imporre a quelle nazioni dove si sta combattendo.
Dovremmo allora liberarci dalla logica dello “Scontro di civiltà”, nata per sostenere la guerra e la cui elaborazione fu lautamente finanziata da fondazioni statunitensi promosse da industrie da guerra.
E invece si continuano a proporre convegni di studio su come prevenire i “radicalismi violenti” in relazione all’Islam, come se fosse responsabilità dell’islam come religione la formazione dei cosiddetti “radicalizzati” (altro termine che fa parte del linguaggio securitario nel quale siamo immersi e su cui varrebbe la pena di scrivere qualcosa).
Come non capire che nulla possono le religioni in quanto tali contro chi sistematicamente promuove la strumentalizzazione di una specifica religione avendo dalla sua sia potenti mezzi economici politici e militari, sia potenti mezzi di disinformazione di massa, quali sono diventati oggi i mass-media occidentali? E perché si parla solo di Islam e non si parla dei “radicalismi” nati strumentalizzando altre fedi religiose, come quelle ad esempio degli evangelicali nati nel protestantesimo nordamericano? Ed è proprio il radicalismo degli evangelicali nati nel protestanesimo nordamericano quello che sostiene la guerra che gli USA stanno combattendo a capo di una coalizione di cui fa parte anche il nostro paese. Lo chiedo ai miei amici protestanti italiani, perchè non dite nulla e non organizzate convegni contro gli evangelicali che sostengono la guerra negli USA e che hanno votato in massa per Trump? Ricordate Abu Ghraib? I protagonisti di quelle torture erano evangelicali nordamericani. O drovemmo pensare che l’estremismo cosiddetto islamico è cattivo e quello degli evangelicali nordamericani è buono???????
E anche il dibattito in corso sulla possibilità di poter realizzare in tempi brevi una Intesa, ex art. 8 della Costituzione, fra l’Islam Italiano e lo Stato, di cui si sente parlare insistentemente, è pesantemente condizionato da questo clima securitario. Ammesso che si riesca a fare questa intesa, la sua ratifica sarà rinviata alle calende greche, come succede ancora con i Testimoni di Geova, per l’opposizione di quelle forze che stanno dando il meglio di se nelle ultime settimane sul tema delle ONG che salvano vite nel Mediterraneo. La destra, governi o non governi, condiziona pesantemente il dibattito politico sociale per la insipienza della cosiddetta sinistra incapace di difendere chi lavora, i poveri e i disoccupati.
Bisogna allora togliere dal tavolo di discussione la dottrina dello scontro di civiltà. Senza togliere questo convitato di pietra dalla nostra discussione politica nulla di buono si potrà ottenere.
E mi permetto così di lanciare un appello a quanti con noi in questi sedici anni hanno condiviso l’iniziativa della giornata del dialogo cristiano-islamico. Abbiamo bisogno di rilanciare questa iniziativa facendola ripartire dal basso ed una occasione può essere l’oramai prossimo mese di Ramadan che dovrebbe iniziare il 25/26 maggio 2017.
Chiediamo alle comunità cristiane che in questi anni hanno dato vita alla giornata del dialogo cristiano-islamico di condividere per lo meno una giornata di digiuno con i nostri fratelli musulmani organizzando una iniziativa comune.
Abbiamo bisogno di uno sforzo spirituale comune per capire come affrontare questa ondata di odio e violenza che sta sommergendo le nostre comunità e che sostiene la guerra e la vendita di armamenti. Potremo fare così del prossimo 27 ottobre, 16ema giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, un momento vero di unità, di amicizia, di fraternità, fra cristiani e musulmani e fra tutti gli uomini e le donne di pace del nostro paese.
Dobbiamo fermare la guerra, l’odio, la vendita di armi per dare un futuro all’umanità. E dobbiamo farlo ora.
Giovanni Sarubbi
NOTE
1Partito dell’Unione democratica (PYD) e le milizie dell’YPG, ad essa affiliate, costituiscono il ramo siriano del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) che ha le sue basi in Turchia. Vedi articolo completo dell’agenzia FIDES del 10 maggio 2017 al seguente link ildialogo.org