Islam e Costituzione Italiana

Incompatibilità o pensiero debole?

 

Da parte di alcuni politici e giornalisti italiani è diventata ormai una consuetudine attaccare l’Islam, soprattutto nel corso delle campagne elettorali o quando si verificano attentati terroristici (che vengono esclusivamente attribuiti all’islam). Si è arrivati perfino ad accusare l’islam di essere incompatibile con la costituzione italiana, riferendosi spesso ai diritti negati alla donna: parità con l’uomo e non sottomissione, poligamia a senso unico, ecc.

Violenza sulle donne

Tutti sappiamo quanto sia urgente ed acuto il problema della violenza sulle donne in Italia (secondo i dati Istat di giugno 2015, 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della loro vita una violenza o fisica o sessuale). La conoscenza di questi dati non induce però i soliti noti della politica e del giornalismo italiano schierati su posizioni islamofobiche, ad una maggiore prudenza. Il loro obiettivo dichiarato è di impedire l’apertura di nuovi luoghi di culto islamico, di chiudere le sale di preghiera esistenti, e più in generale di boicottare l’intesa fra lo stato italiano e le organizzazioni di rappresentanza dei musulmani italiani.

E’ bene ricordare che l’articolo 8 della costituzione italiana afferma:

“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”

Questo articolo, col riconoscimento del pluralismo confessionale, segna il definitivo superamento dell’art. 1 dello Statuto albertino, che dichiarava “la religione cattolica, apostolica romana sola religione di Stato”. La garanzia di un effettivo pluralismo confessionale è, peraltro, assicurata dal principio di neutralità e laicità dello Stato: lo Stato, cioè, tutela la libertà di religione in quanto non determina situazioni di privilegio né ostacola in alcun modo qualsiasi altro culto diverso da quello cattolico.

Richiesta esclusiva

Prima di entrare nel merito della questione della donna nell’islam, vorremmo sottolineare il fatto che questa richiesta di “compatibilità costituzionale” non è mai stata avanzata alle diverse confessioni religiose che hanno stipulato intese con lo stato italiano. Il problema si è manifestato solo nei confronti dell’islam! Uno dei più islamofobi giornalisti da talk-show televisivo, Maurizio Belpietro, è arrivato ad affermare recentemente che solo i musulmani pongono Dio davanti alla costituzione, mentre i cristiani fanno il contrario! Gli è stato fatto notare ciò che ai più sembra piuttosto ovvio, e cioè che in realtà è così per ogni credente!

Dottrina e tradizioni

Per parlare poi dei diritti della donna nell’islam occorre prima distinguere tra tre diversi tipi di tradizioni, cosa che spesso si dimentica di fare, alimentando così disinformazione e confusione nei confronti di chi cerca semplicemente di capire:

  • L’islam come dottrina e principi contenuti nelle fonti: il Corano e la Sunna (tradizione e insegnamenti del Profeta Mohammad, pace e benedizione su di lui). E quindi le regole e i principi fondamentali che generalmente non cambiano.
  • Le diverse interpretazioni del testo date dalle scuole giuridiche islamiche nel corso dei secoli, che sono molto variegate e che nei nostri tempi moderni abbiamo il dovere e la necessità di aggiornare e verificare. Ciò alla luce del principio giuridico islamico, condiviso da tutte le scuole giuridiche, che le fatawa (sentenze giuridiche) cambiano secondo il tempo, il luogo e le circostanze. Questo riguarda la parte flessibile e l’applicazione delle regole che possono essere oggetto di cambiamenti.
  • Le tradizioni di ogni popolo che nulla hanno a che vedere con la dottrina islamica, o l’applicazione da parte dei singoli individui delle regole che potrebbe essere più o meno corretta, quando non addirittura in netto contrasto con la dottrina (come ad esempio la pratica dell’infibulazione).

Un po’ di storia

L’islam è nato nel VII secolo, quattordici secoli fa. Quando iniziò la rivelazione del messaggio di Dio, nel mondo in generale non si riconoscevano alle donne i loro diritti, mentre in situazioni estreme la donna non era considerata neanche un essere umano, ed era sottomessa alla volontà ed al capriccio dell’uomo. E così sarebbe stato, ancora per molto, nei paesi dove non era ancora arrivato l’Islam.

Nell’Enciclopedia Britannica troviamo un riassunto della posizione legale delle donne nella civiltà Romana: per la legge romana una donna era completamente dipendente. Se sposata, ella e la sua proprietà divenivano proprietà del marito. Essa non poteva esercitare alcun incarico pubblico o privato… non poteva essere testimone, garante, tutrice o amministratrice; non poteva adottare né essere adottata, o fare un contratto o testamento.

In Inghilterra, alcuni milioni di donne furono bruciate vive nel sedicesimo secolo, con l’accusa di stregoneria. Solo nel 1850 la donna ebbe il diritto di cittadinanza e solo nel 1882 le fu possibile possedere proprietà.

In Francia nel 1586 si stava ancora discutendo se la donna fosse o meno un essere umano e si concluse poi che ella fosse stata creata per servire gli uomini. Solo nel 1938 la legge fu emendata per permettere alle donne di occuparsi di proprietà ed operare un conto bancario.

Nel diciassettesimo secolo, il clero Romano decise che le donne non avevano anima e di conseguenza non sarebbero entrate in Paradiso.

Islam e donna

Dal primo momento l’Islam ha riconosciuto la piena dignità della donna come essere umano, mettendola sullo stesso piano dell’uomo sia nei diritti che nei doveri: Il loro Signore risponde all’invocazione: “In verità, non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate, ché gli uni vengono dagli altri.” Corano, Sura III, 195.

Ed il suo diritto all’eredità, diritto che l’Islam è stata la prima religione al mondo a riconoscere alla donna: “Agli uomini spetta una parte di quello che hanno lasciato genitori e parenti; anche alle donne spetta una parte di quello che hanno lasciato genitori e parenti stretti: piccola o grande che sia, una parte determinata.” Corano, Sura IV, 7.

Ed ha vietato categoricamente la pratica diffusa nell’Arabia pre-islamica di abbandonare le neonate femmine (pratica affine alla expositio, diffusa nell’antica Roma) o anche solo di rattristarsi al loro nascere: Quando si annuncia ad uno di loro la nascita di una figlia, il suo volto si adombra e soffoca [in sé la sua ira]. Sfugge alla gente, per via della disgrazia che gli è stata annunciata: deve tenerla nonostante la vergogna o seppellirla nella polvere? Quant’è orribile il loro modo di giudicare”. Corano: Sura XVI, 58-59.

Il Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui) rispettava profondamente le donne e diede l’esempio ai suoi discepoli, affinché le rispettassero e fossero gentili e generosi con loro e usava dire: “I migliori tra voi sono quelli che trattano bene le donne”, “Le donne sono uguali agli uomini”, “Il Paradiso giace sotto i piedi della madre”. – Il Sacro Profeta mai alzò le mani su una donna; trattava tutte le donne con grande delicatezza e non solo quelle della sua famiglia. Le visitava qualora fossero malate. E loro potevano facilmente avvicinare il Profeta per porgergli domande ed esporgli le proprie difficoltà, ed egli le accoglieva sempre con gioia.

Egli insegnò che soltanto i vigliacchi picchiano le donne e disse: “Gli uomini generosi rispettano le donne, mentre gli uomini vili mancano loro di rispetto e sono sgarbati con loro”.

Quindi l’islam ha liberato la donna e le ha dato i suoi diritti come individuo, e come membro della società libero di agire nei diversi campi: sociale, culturale, economico e politico.

La donna e la decadenza della civiltà islamica

Molte di queste consuetudini, proprie della società islamica tradizionale, sono andate perse con la decadenza del mondo islamico ai vari livelli politico, sociale e culturale, non certo a causa  della dottrina religiosa, ma al contrario, e nonostante essa, per l’affermarsi di pratiche legate all’ignoranza dei principi autentici dell’islam. Pratiche che l’occidente ha attribuito all’islam stesso, invece di attribuirle a delle interpretazioni oscurantiste legate a situazioni di debolezza civile delle società islamiche.

L’occidente e gli “altri”

Spesso l’occidente analizzando le culture altrui, le misura sui propri valori ed è incapace di apprezzare le diversità dei fondamenti culturali e filosofici di quelle culture. Cade pertanto nella visione auto-referenziale del mondo che considera i propri valori come “il modello”  e tutto ciò che si discosta da esso come “incivile” ed “inaccettabile”.

Poligamia

Così ad esempio per la poligamia: è stata sempre praticata sotto tutte le latitudini, ed è prevista in tutte le sacre scritture, ma in alcuni paesi occidentali è considerata un reato, in altri è consentita. In ogni caso, viene scarsamente tollerata se praticata da uomini “pubblici”, ed è invece largamente accettata nella sfera privata, ed anzi spesso guardata con un pizzico di ammirazione, anche se l’ipocrisia bipolare vigente, richiede che certe pratiche debbano essere in qualche modo portate avanti sotto-traccia.

L’Islam invece ha permesso non già genericamente la poligamia, nell’accezione che il termine ha in occidente, ma il matrimonio con più donne, fino a 4,  alla luce del sole e, soprattutto, inquadrato nelle regole del diritto matrimoniale islamico, che contempla i diritti dell’uomo e della donna. Non permette invece i rapporti nascosti ed in generale i rapporti extra-coniugali. Sposare più donne non è un obbligo, è piuttosto una concessione da parte di Chi conosce le debolezze e le inclinazioni dell’essere umano, fortemente condizionata tuttavia dalle parole del Corano: “ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola.” Corano, Sura IV, 3.

L’ingiustizia a cui si fa qui riferimento è la non concessione da parte dell’uomo a tutte le sue mogli di un trattamento equo e non difforme, e dei diritti fondamentali coniugali: il rispetto, il trattamento economico, il comportamento sessuale, l’affetto e la solidarietà, la corresponsabilità genitoriale.

Infine, è bene tenere presente che l’Islam non impone e non ha mai imposto storicamente queste leggi alle comunità non musulmane da esso governate, mentre i musulmani nella società italiana hanno il dovere islamico di applicare le leggi vigenti nello stato in cui vivono. Chi invece vuole praticare una legge diversa lo fa fuori dall’Italia, là dove è consentito.

Conclusione

In conclusione, la presunta incompatibilità dell’Islam con la costituzione italiana è una forzatura nei confronti dei musulmani italiani affinché rinuncino ai loro diritti sanciti dalla costituzione, condotta con argomenti spesso rozzi, sostenuti dal solito logoro ‘prontuario di citazioni’ estrapolate dal contesto e usate come cavallo di battaglia da chi ignora completamente i principi dell’Islam e pensa che basti citare un versetto coranico per poter conoscere e  sentenziare su di una religione, nella più buia ignoranza dei suoi valori fondanti.

Mohamed Ben Mohamed e Patrizio Abd al-Malik Tiberti

Roma: 13/02/2018