La Moschea Al-Huda è stata invitata a partecipare a un importante congresso dedicato alla pace e al dialogo interreligioso. In questa occasione, il nostro Imam ha preso parte all’incontro come relatore, offrendo una riflessione sulla visione islamica della pace e sul contributo che l’Islam può dare alla costruzione di una società più giusta e riconciliata.
Ringraziamo gli organizzatori del congresso per l’invito e per aver creato uno spazio di ascolto e confronto tra le diverse comunità religiose, nella convinzione che il dialogo sincero sia uno strumento fondamentale per abbattere i muri e costruire ponti di comprensione e rispetto reciproco.
Di seguito riportiamo integralmente il testo dell’intervento dell’imam Ben Mohamed Mohamed presentato durante il congresso.
1. La pace come essenza dell’Islam
Nella prospettiva islamica la pace non è solo un valore sociale o un ideale etico: è una dimensione spirituale che affonda le sue radici in Dio stesso. “Al-Salām”, la Pace, è uno dei nomi divini. Questo significa che la pace è qualcosa che l’essere umano non inventa, ma riconosce, accoglie e trasmette.
La parola “Islam” deriva dalla radice “s-l-m”, che indica pace, sicurezza, armonia. Non è quindi un caso che il Qur’an dica: “Dio invita alla Dimora della Pace”. La pace, in questa visione, non è solo l’assenza di conflitto, ma la presenza di giustizia, equilibrio interiore e riconciliazione con se stessi, con gli altri e con il Creatore.
2. La dignità umana come fondamento della pace
Uno dei pilastri più forti della visione islamica è il riconoscimento della dignità di ogni essere umano. Il Qur’an afferma: “Abbiamo onorato tutti i figli di Adamo”. Non alcuni: tutti. Questo principio stabilisce che ogni persona, indipendentemente dalla sua fede, etnia o cultura, possiede un valore intrinseco che nessuno ha il diritto di violare.
Per questo il Qur’an afferma anche che “chi uccide una persona è come se avesse ucciso l’umanità intera”. È un richiamo potentissimo all’inviolabilità della vita. La dignità umana è l’inizio della pace, perché dove una persona viene umiliata, esclusa o disumanizzata, la pace non può mettere radici.
3. Giustizia e misericordia: le due colonne portanti della pace
Nel pensiero islamico la pace non esiste senza giustizia. La giustizia – “‘adl” – non è solo applicazione di norme, ma è equità, equilibrio, rispetto dei diritti, protezione dei più vulnerabili. È dare a ciascuno ciò che gli è dovuto. Ma l’Islam aggiunge un secondo elemento fondamentale: la misericordia, “rahma”.
La misericordia è il respiro etico dell’Islam. Il Qur’an si apre, e si riapre in quasi tutte le sue sure, con la frase: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Clementissimo”. Questo significa che il credente è chiamato a imitare questa misericordia nel suo modo di vivere e di relazionarsi.
Giustizia e misericordia camminano insieme. La giustizia senza misericordia diventa durezza; la misericordia senza giustizia diventa debolezza o favoritismo. La pace nasce dall’equilibrio tra queste due dimensioni: proteggere i diritti e nello stesso tempo coltivare la compassione.
4. La pace come responsabilità attiva
Una cosa che spesso non si conosce è che nella tradizione islamica la pace non è una postura passiva o una semplice astensione dal conflitto. È un impegno attivo. Il Qur’an parla spesso della “riconciliazione” – “ṣulḥ” – come di un dovere comunitario.
a) La pace interiore
La prima forma di pace è quella interiore: pace con se stessi. Questo significa lavorare sui propri limiti, domare la rabbia, purificare le intenzioni. Il Profeta Muhammad disse: “Il forte non è colui che vince fisicamente, ma colui che domina la propria ira”. La pace esterna non può nascere se prima non pacifichiamo il nostro cuore.
b) La pace sociale
La seconda dimensione è la pace nella società. Promuovere la pace significa sostenere chi è in difficoltà, proteggere gli emarginati, costruire relazioni giuste. La tradizione islamica insiste sulla riconciliazione tra persone in conflitto, sull’aiuto reciproco, sulla cura del vicino di casa, qualunque sia la sua fede.
c) La pace globale
Infine c’è la dimensione globale. Il Qur’an ordina ai credenti di essere fedeli ai patti, di non aggredire, di proteggere i civili, di cercare la riconciliazione ogni volta che è possibile. La guerra, nella prospettiva islamica, è sempre una tragedia e può essere ammessa solo in casi estremi, mai come scelta di dominio.
5. Il valore del dialogo e della pluralità
Un versetto particolarmente adatto a un incontro come questo dice: “O uomini ! Vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e vi abbiamo fatti popoli e tribù affinché vi conosciate a vicenda”. La diversità non è una punizione, ma un dono. Il Qur’an non chiede uniformità, ma conoscenza reciproca. Il dialogo non rende la fede più debole; la rende più consapevole. Ci insegna a vedere nell’altro non una minaccia, ma una possibilità di arricchimento.
Nel contesto interreligioso siamo chiamati a riconoscere che ogni tradizione porta una parola di pace e un’esperienza unica di relazione con il sacro. Mettere in comune ciò che abbiamo di meglio non significa confondere le identità, ma onorare la pluralità voluta da Dio.
6. Conclusione
Permettetemi di concludere con questo: la pace non è un concetto astratto, e non è neppure una realtà che possiamo ottenere da soli. È un cammino che richiede collaborazione, umiltà e soprattutto testimonianza. Le religioni, quando sono vissute autenticamente, non alimentano paura o ostilità; al contrario, diventano sorgenti di riconciliazione e di cura.
La nostra responsabilità, come credenti di fedi diverse e come cittadini, è non limitarci a dichiarare la pace, ma renderla visibile. Con le parole, con i gesti quotidiani, con la capacità di perdonare e di impegnarsi per il bene. Le nostre comunità possono essere fari di giustizia, misericordia e accoglienza. E se riusciamo a camminare insieme, allora il nostro contributo alla pace sarà credibile e fecondo. Che Dio ci renda strumenti di armonia in un mondo che ha un grande bisogno di guarigione.

